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IL VERNACOLO EMPOLESE

 

 


 

Empolese?

Esatto, empolese. Non è pedanteria, sapete. L'Empolese non è il Fiorentino.

Mi riprometto di documentarmi meglio in futuro (so che esiste un libro sull'argomento che cercherò di procurarmi), ma anche senza l'ausilio di consulenze esterne un'analisi della geografia dialettale della zona di Empoli penso di poterla fare. La farò a modo mio, da ignorante erudito quale sono: certamente un esperto di linguistica sarebbe più chiaro di me e darebbe a tutte le cose il loro giusto nome. Ma io non sono un esperto.

  

Cartina alla mano

Affrontiamo dunque il discorso dal punto di vista geografico. Chi si trova a Empoli e fa dieci chilometri in qualsiasi direzione (tranne una) trova un dialetto diverso. Se va a est, verso Firenze, già a Montelupo Fiorentino trova un dialetto che proprio fiorentino non è, ma poco ci manca. Se va a ovest, verso Pisa, a San Miniato Basso trova la "calata" pisana; e così anche se va verso Fucecchio. Se va a nord, verso il Pistoiese, subito dopo Cerreto Guidi (Lazzeretto, Stabbia) trova un dialetto completamente diverso. Se va a sud, verso Siena, lì... ecco, lì i chilometri da fare sono tanti, prima di cambiare dialetto, almeno una quarantina: fino a Certaldo e anche oltre la parlata è la stessa.

A quanto pare, Empoli è l'ultima propaggine di un dialetto che si potrebbe chiamare "della bassa Valdelsa", che assomiglia al Fiorentino, ma che Fiorentino non è.

  

Differenze fra Empolese e Fiorentino

La prima, innanzitutto, è il tono delle frasi, cioè la "cantilena" che si fa mentre si parla. A Firenze, e nei dintorni soprattutto, danno alle frasi più marcate dei toni caratteristici, una musicalità particolare che a Empoli non si ritrova. L'Empolese è più "piatto", meno melodioso del Fiorentino.

La seconda, più tangibile, è l'assenza del "la". "La 'un c'è", "la 'un viene", "la 'un sente", si dice a Firenze, dove si intercala un "la" tutte le volte che c'è un sostantivo femminile sottinteso e anche in altri casi che non so discernere. A Empoli tutto questo non esiste.

Simile al precedente è l'uso del "l'è", che a Empoli si sostituisce con "gliè". A Empoli non si dice "l'è bell'e ita", ma "gliè bell'e ita".

Differenze da poco? In realtà lo sarebbero. Il problema è che sono quasi insormontabili.

  

Perché empolese e non fiorentino?

Che tradotto in termini comprensibili vuol dire: perché la fai tanto lunga sull'Empolese e sul Fiorentino? Perché perdi tanto tempo a tradurre (io preferisco dire "trasporre") in Empolese le commedie scritte in Fiorentino?

Semplice: perché non c'è niente di più brutto di un Empolese che fa il verso a un Fiorentino. A noi Empolesi non ci riesce di parlare in Fiorentino, non c'è niente da fare. La "cantilena" di cui ho parlato sopra non sappiamo rifarla; e per quanto riguarda il "la" si sentono frase come "la gliel'ho detto ora" o "la ci son andata, ma 'un c'era" e altre cose consimili.

Sono differenze insormontabili, come ho detto prima.

  

Siamo incompatibili?

No di certo. Non spaventatevi, l'Empolese non è un idioma incomprensibile: noi Empolesi "doc" solo quello sappiamo parlare, e lo sostituiamo bellamente all'italiano, e tutti ci capiscono.

Più di tante parole, varrà la prova che potete fare andandovi a leggere il testo del copione di "Gaveneide", disponibile qui: se capite quelle battute lì siete a posto.

  

Ma come si legge?

Bella domanda. Per spiegare le cose per filo e per segno ci vorrebbe un... linguista, credo io, o un filologo. Non so nemmeno come si chiamano quelli che si occupano di questo.

 

Tutto qui?

No. Probabilmente no. C'è anche un po' di campanilismo.

Perché io non capisco questa ostinazione degli Empolesi a volersi ritenere dei "figlioli di Firenze". Noi non siamo Fiorentini, siamo Empolesi. I primi a dirlo sono proprio loro, com'è giusto. Ma dobbiamo ribadirlo anche noi, dobbiamo esserne fieri.

A dire il vero, dai primi anni ottanta, le cose sono un po' cambiate. Checché se ne voglia dire, sono state le apparizioni dell'Empoli in serie A a dare più popolarità alla nostra cittadina e, di conseguenza, a far sentire un Empolese come uno di Empoli, non come uno in provincia di Firenze.

Reazionario? No. Sono uno che pensa che si debba essere orgogliosi di dire di dove si è. Io sono di Empoli, città bellissima, abitata da gente splendida. La quale poi (poi, ossia in secondo luogo) è in provincia di Firenze, probabilmente la città più bella del mondo. Così è, Empolesi: ricordatevelo e ditelo a tutti.

 

Deunaffare!...

E' un intercalare tipico dell'Empolese, per chi ci conosce è un po' il nostro marchio di fabbrica. Si tratta di un'esclamazione che diciamo solo noi, che sostituisce più o meno l'"accipicchia" italiano: infatti si dice per sottolineare cose che creano stupore, sia per disappunto che per lieta sorpresa; o anche quando si vuole sottolineare una risposta affermativa a una domanda.

Qualche esempio:

"Oh, l'Empoli ha pareggiato 3 a 3 con la Juve!"; risposta: "Deunaffare!... O come s'è fatto?"

"Sulla superstrada ci sono tre chilometri di coda!"; risposta: "Deunaffare!... Ecco perché 'un tu arrivavi mai!"

"Ti piacciono le commedie che scrive Massimo?"; risposta: "Deunaffare!... La sera pe' addormentassi son meglio di' sonnifero!"

Avete capito? Allora rispondete "deunaffare!

 


by Massimo Valori 2013